6 miti sulla blockchain e le criptovalute a cui dovresti smettere di credere

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Redazione il 23 luglio 2018

In questo articolo analizzeremo vari miti da sfatare riguardo il mondo delle criptovalute. Questi convinzioni sono nate e si sono ingigantite col tempo e sono dovute alla complessità tecnica dell’argomento, che probabilmente ha fuorviato molti divulgatori prima che le persone comuni.

1. Bitcoin e blockchain sono la stessa cosa

Bitcoin e blockchain sono due cose distinte, seppur intimamente correlate tra di loro. 

Con Bitcoin, che alle volte viene identificato anche dal suo acronimo usato nel settore finanziario BTC o XBT, si identifica la prima criptovaluta entrata in circolazione. La blockchain, invece, è quella tecnologia di tipo crittografico che permette l’integrità delle transazioni di gran parte delle criptovalute esistenti, incluso il Bitcoin. Queste transazioni, quindi, possono avvenire in maniera sicura e decentralizzata senza la presenza di un organismo regolatore come una Banca Centrale.

 

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2. Bitcoin è sinonimo di criptovalute

Bitcoin è stata la prima criptovaluta entrata in circolazione la cui creazione viene attribuita al leggendario Satoshi Nakamoto, pseudonimo dietro cui forse si cela una persona o più persone, che sono rimaste anonime al mondo fino ad oggi. Nel tempo sono poi nate altre criptovalute, che hanno anche caratteristiche tecnologiche e scopi differenti rispetto al Bitcoin. Della gran parte di esse, a differenza del Bitcoin, si conosce bene la persona o le persone che sono state coinvolte nella loro progettazione. Il Bitcoin, comunque, rimane la principale criptovaluta sia a livello mediatico che per valore di capitalizzazione di mercato.

3. Le transazioni sulla blockchain sono anonime

Le transazioni sulla blockchain non sono assolutamente anonime, anzi esse sono visibili da chiunque e lo devono essere affinché possano essere validate. La blockchain è una sorta di libro mastro pubblico, che contiene la storia di tutte le transazioni mai avvenute e gli indirizzi di coloro che sono stati coinvolti in questi scambi. Esistono alcune criptomonete, comunque, che non basano le loro transazioni su questa tecnologia e riescono a garantire, perciò, maggior anonimato ai propri utilizzatori. Alcuni esempi sono le criptovalute ZCash e Monero.

4. Le transazioni sono immediate e completamente gratuite

Le transazioni non sono immediate né completamente gratuite. Non sono immediate perché si richiede del tempo alla rete distribuita di validatori, i cosiddetti “miner”, per convalidare le transazioni e assicurarsi che la stessa criptovaluta, come ad esempio un Bitcoin, non possa essere speso due volte. Non sono neanche gratuite perché i miner per validare le transazioni hanno bisogno di una grande quantità di capacità di calcolo, che ha un costo sia in termini di hardware che di energia richiesta per funzionare.

Ma quali sono questi costi nello specifico? Sono variabili. Nel 2014, ad esempio, il costo standard era di circa 0.0001 Bitcoin, che al cambio di 755 Euro di allora comportavano 7.5 centesimi di Euro a transazione. Nel 2017 una simile transazione costava ben 2 Euro, essendo il prezzo del Bitcoin salito di molto. Comunque esistono altre criptovalute che hanno costi di transazione sensibilmente minori.

5. L’unico scopo delle criptovalute è foraggiare attività criminali e il riciclo di denaro sporco

Questo mito è solo in parte vero. Sebbene sia stato provato in passato che siano state usate a questo scopo e benché probabilmente ciò accada tutt’ora, la maggior parte delle volte sono usate per fini del tutto leciti. Come, ad esempio, la diversificazione di un portafoglio di investimenti finanziario o l’invio di denaro verso destinazioni più o meno esotiche che richiederebbero, altrimenti, costi di transazioni maggiori o per attività di natura tecnologica come l’Internet of Things o gli Smart Contracts.

È tuttavia vero che alcune criptovalute, come il Monero e lo ZCash, di cui abbiamo messo in evidenza le capacità di garantire un alto grado di anonimato, possono essere un grande vantaggio per realizzare attività criminali di diversa natura.

6. Le criptovalute verranno messe al bando presto

Sebbene si senta spesso che questa o quella borsa di scambio di criptovalute sia stata inibita ad operare da autorità governative preposte al regolamento delle attività finanziarie o che una certa quantità di criptovalute sia stata sequestrata, la maggior parte dei governi mondiali non ha intenzione di mettere al bando questi strumenti ma, semmai, di regolamentarli per diminuire il rischio di frodi ai danni dei consumatori e le possibilità di elusione o evasione fiscale.

La legislazione italiana, al momento, è abbastanza lacunosa sul tema ma altri stati, come ad esempio la vicina Malta, hanno già integrato profondamente le criptovalute nel loro apparato economico e legislativo.  

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Categorie: Blockchain

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